La neve di marzo

By martina-made 2 mesi fa
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In questo inizio di 2018 sembra proprio che l’andamento climatico sia un poco strano. I mesi di gennaio e febbraio sono trascorsi senza che le temperature siano scese al di sotto dello zero e le precipitazioni piovose si sono mantenute alquanto scarse, non parliamo di quelle nevose. Il mese di marzo, che per convenzione e secondo l’astronomia segna l’inizio della stagione primaverile, è stato invece foriero di neve con relative basse temperature.

Nei giorni 1 – 2 – 3 marzo le temperature sono precipitate ben al di sotto dello zero, raggiungendo anche meno otto/dieci e sono arrivate abbondanti nevicate: come se questi primi giorni di marzo volessero ricordare i “giorni della merla” (29-30-31 gennaio), ma soprattutto far riflettere, sul fatto che in ogni caso fino al 20 marzo il periodo appartiene ancora all’inverno!
Esisteva un detto fra gli anziani abitanti delle zone rurali:

“la neve marzolina dura dalla sera alla mattina”

in questo caso però la situazione meteorologica è un po’ diversa, infatti sui colli Piacentini ed anche sulle colline di Pavia, a tutt’oggi 8 marzo, la neve copre ancora, con il suo manto candido, i dolci pendii collinari.

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La domanda che ora ci si pone è: queste basse temperature e le conseguenti nevicate, che effetto avranno sull’ambiente e sulle campagne? Secondo noi sicuramente positive e cerchiamo di spiegare il perché:

  • L’inverno “siccitoso”, come quello che finora abbiamo vissuto, non è mai positivo, oltretutto se aggravato dal fatto che anche l’autunno è stato scarso di precipitazioni. La neve rappresenta una risorsa importantissima dal punto di vista idrico, in quanto depositandosi a manto sulla superficie del terreno e sciogliendosi lentamente, favorisce l’assorbimento di acqua da parte del terreno stesso con conseguente innalzamento delle falde acquifere che, dopo quasi un anno di siccità, si erano preoccupatamente “abbassate”.
  • I fiocchi di neve scendendo fitti fitti fungono da “chiarificanti” dell’atmosfera in quanto, fungendo da “germi di cristallizzazione”, attirano le particelle inquinanti diffusi nell’aria. Gli esperti, fin dai tempi antichi, raccomandavano di non mangiare la prima neve che si depositava sul terreno, proprio perché carica di sostanze inquinanti presenti nell’atmosfera.

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  • L’inverno mite favorisce l’inizio precoce della vegetazione erbacea ed arborea: già alla fine di gennaio, erano presenti sulle piante gemme “gonfie” come dovrebbero essere a metà marzo. Il pericolo in questi casi sono le gelate primaverili che vanno a colpire i giovani germogli che, se in avanzato stato di germogliamento, vanno incontro ad inevitabile necrosi, con la spiacevole conseguenza per l’agricoltore di perdere il raccolto. Le basse temperature di questo inizio di marzo rallentando il processo vegetativo, ridurranno il rischio sopra accennato e ciò vale soprattutto per la vite di cui noi siamo protagonisti attivi.
  • Il manto di neve sulla superficie del terreno funge da “volano termico” per l’ambiente, impedendo i picchi di rialzo della temperatura nel periodo primaverile, favorendo così le piante ma anche animali ed umani.

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  • Gli “shock termici” sono particolarmente utili agli agricoltori e per l’ambiente in genere, in quanto parecchi microrganismi nocivi vengono soppressi, come pure uova e larve di insetti dannosi che vedono ridotta la loro negativa efficacia.

Pertanto, viva la neve di marzo portatrice di “salute”, confidando soprattutto sul fatto incontrovertibile che il 21 inizia la Primavera!

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  Diario
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