Diario

Il vigneto ad Aprile

24 aprile 2018
Aprile è il mese in cui la Primavera esprime le sue massime eccellenze. Il clima si va via via addolcendo, le giornate di luce diventano sempre più lunghe, la natura esplode in un arcobaleno di colori, il verde arriva a tingere i prati in sostituzione del marrone. Anche il bosco si colora nel mese di aprile: fioriscono i ciliegi “franchi”, cioè quegli alberi nati direttamente dai semi trasportati dagli uccelli, fioriscono il castagno, il frassino, il sambuco e le robinie emanando nell’atmosfera un profumo intenso, dolce e piacevolissimo che attira gli insetti impollinatori, in particolare le api. Nel sottobosco fioriscono le primule, le anemoni, il dente di cane, formando un tappeto giallo/azzurro/lilla; negli argini delle strade domina il biancospino; lungo le prode degli argini le viole, i ranuncoli e le pratoline. E nei vigneti? Anche gli interfilari dei vigneti si colorano: di verde, di giallo, di bianco, di azzurro, di lilla. Per i viticoltori le erbe degli interfilari sono considerate “infestanti”, gli osservatori estranei alle problematiche agronomiche considerano queste erbe un dono della natura, chiamate con i loro fiori ad abbellire un paesaggio altrimenti considerato troppo “industriale”. Troviamo gli interfilari con tappeti gialli espressi dai fiori di tarassaco e bianchi ad opera della capsella. Ogni tanto qualche macchia lilla costituita dal lamium e dal geranio selvatico, l’azzurro viene conferito dalla veronica detta “occhi della madonna”. Il vigneto ad Aprile è quindi un giardino, o meglio “un orto botanico” che delizia lo sguardo del contemplatore amico della natura. Questo spettacolo però sarà di breve durata, vuoi perché i fiori, un po’ come le farfalle, hanno vita breve, ma soprattutto per il fatto che a fine aprile iniziano le lavorazioni tra i ceppi di vite, mediante le pratiche agronomiche rappresentate da falciatura, vangatura, fresatura che trasformano il colore dei fiori e il verde dell’erba in un marrone/giallo ambrato che rende malinconicamente monotona la visione. Aprile dunque rappresenta il mese del “risveglio” della natura con il ritorno dei colori e dei profumi importanti per la vista e lo spirito dell’osservatore; il viticoltore attento all’inizio di questo mese avrà già provveduto alle potature della vite e alla legatura dei tralci perché presto inizia la fase “del pianto” dei ceppi, indicanti la fase di inizio del germogliamento. Il ciclo produttivo così riprende, foriero di delizie, di soddisfazioni e di allegria ma pure di insidie in agguato legate al clima, in quanto il vigneto in fondo rappresenta una naturale fabbrica all’aperto! Guerrino Saviotti Alcuni dei fiori più presenti nel vigneto ad Aprile: Bellis perennis Capsella bursa pastoris Euphorbia ciparissas Geranium molle Lamium maculatum Lamium purpureum Ranunculus ficaria Taraxacum officinalis Tussilago farfara Veronica persica

Vinitaly 2018, tiriamo le somme

19 aprile 2018
Anche questa edizione di Vinitaly 2018 è terminata. Sono stati quattro giorni molto intensi (soprattutto i primi due) con una grandissima affluenza di pubblico. Sicuramente dopo la chiusura ad essere molto felici sono gli amministratori del Comune di Verona, in quanto per loro il Vinitaly rappresenta veramente un grande affare, e certamente anche molti dei partecipanti attivi e concreti rappresentati dalle aziende presenti con i loro stand lo sarebbero, se non fosse che i servizi offerti dal Comune di Verona in merito alla viabilità del traffico e degli spostamenti in genere siano stati pessimi (un’ora e mezza solo per uscire da un parcheggio!). Ma le feste – perché Vinitaly è, oltre che una manifestazione importante, anche una “festa” – devono finire sempre in gloria e così, mettendo al bando i mugugni, esprimiamo anche noi la soddisfazione per avervi partecipato. Soprattutto nelle giornate di domenica e lunedì gli stand di Santa Giustina sono stati molto e ben frequentati. Diciamo “gli stand” e non “lo stand” perchè quest’anno la nostra partecipazione è stata doppia: eravamo presenti nel padiglione Emilia Romagna nel banco collettivo organizzato dal Consorzio Colli Piacentini e nello spazio indipendente ubicato nella regione Trentino insieme all’azienda dell’Oltrepò Pavese Cà del Santo. Allo stand la calda accoglienza di Gaia ed Arianna insieme alla competenza di Carlo e mia (Guerrino), supportati da Stefano, Natalia, Sonia e Andrea, hanno messo a proprio agio i visitatori offrendo, insieme a vini e spumanti, le prelibatezze territoriali rappresentate dal salame dell’Oltrepò e dalla coppa Piacentina. I vini sono stati molto apprezzati, in particolare il Malvasia, Ortrugo e Gutturnio Superiore di Santa Giustina, Riesling, Pinot nero e Spumante classico di Cà del Santo. Ora si tratta solo di lavorare al fine di concretizzare i buoni incontri avvenuti attraverso la vendita delle nostre pregiate bottiglie! Guerrino Saviotti

La neve di marzo

9 marzo 2018
La neve marzolina porta con se grandi benefici per l'agricoltura, il pericolo più grande? Le gelate!

Due chiacchiere con Gaia

9 febbraio 2018
Gaia Bucciarelli, una giovane donna piena di spirito di iniziativa e profondamente legata al suo territorio, pur essendo di origini milanesi.

Buone Feste da Santa Giustina

22 dicembre 2017
Ci siamo quasi, e non vediamo l’ora. Ma prima di chiudere la porta della cantina e abbandonarci a qualche giorno di festa e riposo, dedichiamo qualche doveroso e sentito grazie. GRAZIE a tutti gli amici e i clienti che anche quest’anno hanno scelto i nostri vini per la loro tavola e per i loro regali: sapere di averli soddisfatti è un grande orgoglio. GRAZIE a tutti gli sposi che hanno condiviso con noi il loro giorno più bello: la felicità è sempre contagiosa. GRAZIE a tutti i nostri collaboratori: tutto quello che si fa qui a Santa Giustina è il frutto di un grande lavoro di squadra. E ora, in alto i calici e Buon Natale a tutti!

L’Ortrugo rivela il suo carattere già nel nome

30 ottobre 2017
Quando si parla di vini piacentini il pensiero corre immediatamente a due tipologie: Ortrugo per i bianchi e Gutturnio per i rossi. Parliamo in questa sede dell’Ortrugo. Il nome non è dei più facili, sillabando la parola OR-TRU-GO si evidenzia quasi una difficoltà a pronunciarla, la ‘R’ ripetuta graffia la lingua e renderebbe simpaticamente goffi un francese o un italiano dalla erre moscia. Questo però non sempre risulta negativo: un mio personale conoscente, sapendo che ora opero a Santa Giustina, un giorno mi chiede: “Vorrei assaggiare quel vino bianco… di cui non rammento il nome, ma ben ricordo che in esso vi sono più di una R”; in questo caso dunque la difficoltà di pronuncia è diventata un motivo per ricordare il vino. Il pensiero mi rimanda a una vecchia pubblicità degli anni ’60 riferita a una azienda che produceva piccoli elettrodomestici, la Girmi, e il suo slogan che diceva: “Girrrrmi, il gastronomo in cucina”, dove in questo caso la ‘R’ diventava fondamentale per esercitare sulla memoria del potenziale cliente il riconoscimento del prodotto. Già dunque dalla pronuncia possiamo immaginare il vino. La nostra parte cerebrale deputata al riconoscimento dei profumi e dei gusti ci porta a individuare un prodotto fresco, fruttato, con una spiccata e piacevole acidità, meglio se accompagnato da una soave bollicina. L’ortrugo è un’uva indigena a buccia bianca, coltivata sui colli piacentini da oltre un secolo. Fra i primi anni ’50 e la fine degli anni ’70 ha attraversato un periodo di crisi, fino a quando, riscoperto da tenaci viticoltori che ne conoscevano le qualità (un po’ come è successo nel Roero con l’Arneis e nel Tortonese con il Timorasso), si è via via diffuso nel territorio fino a diventarne il prodotto simbolo. Ogni azienda piacentina che si rispetti ha quindi nel catalogo questo pregiato vino e Santa Giustina propone orgogliosamente il suo Ortrugo nella versione frizzante. La vinificazione delle uve avviene attraverso una soffice pressatura e prosegue con la fermentazione a temperatura controllata nelle vasche di acciaio termocondizionate. Al termine della fermentazione, che dura circa venti giorni, il vino viene travasato sempre in vasche d’acciaio e quindi raffreddato per favorire il deposito naturale delle particelle solide rappresentate soprattutto da frammenti di buccia e da sostanze in sospensione. Il primo imbottigliamento viene solitamente effettuato già nei mesi invernali successivi all’anno di vendemmia (gennaio – febbraio) per sfruttare al massimo le caratteristiche di freschezza, aroma e tipicità. Il vino si presenta al colore con un bel giallo paglierino scarico dai riflessi verdolini, all’olfatto fine, intenso, con sentori floreali e fruttati (mela golden, glicine e fiori di mandorlo) e al gusto palesa una gradevole freschezza con delicati sentori agrumati, sostenuta da una delicata mineralità. Risulta un compagno ideale degli antipasti di salumi e dei tortelli al burro e salvia, tipici della cultura gastronomica piacentina ma naturalmente non disdegna le fritture di pesce e le ottime tartine al salmone. Guerrino Saviotti Santa Giustina, ottobre 2017